Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026: considerazioni lavorative finali
Bilancio
A chiusura ormai imminente dei giochi Paraolimpici di Milano Cortina 2026 (6/3-15/3) - dopo i più acclamati giochi Olimpici (6/2-22/2) mi sento di mettere nero su bianco quella che è stata la mia esperienza lavorativa come Medico d’Emergenza-Urgenza impegnato su turni nel Pronto Soccorso allestetito (o meglio - un Punto di Primo Intervento estremamente avanzato in cui, con adeguate skill professionali, si poteva per davvero fronteggiare pressochè qualunque problematica).
L’esperienza è stata eccellente su ogni aspetto si possa immaginare. Organico medico, infermieristico, farmaceutico, tecnico, socio sanitario proveniente a vario titolo da ogni parte d’Italia, ma non per questo meno formato e meno competente. Come recita il motto dell’Unione Europea: uniti nella diversità. Diversità organizzativa, gestionale, di problem solving che ricorda come non esista un unico modo di far le cose bene ma che spesso più modi di far la stessa cosa non possono che portare ad una ottimizzazione della soluzione.
Interfacciarmi con colleghi della stessa area di lavoro e di altre specialità è stata la vera grande fortuna e regalo che i giochi Olimpici Invernali mi hanno fatto. Con alcuni invece, ci si conosceva già - ed è stato un piacere reincontrarsi e lavorare insieme, con in bocca il “sapore dei ricordi”.

Esempio di italianità
A capo della struttura e del personale due figure assegnate dall’ASST Ospedale Niguarda: l’organizzazione del presidio è stata affidata a due figure dell’Azienda - Dr.ssa Periti Enrica e Dr.ssa Bianchi Caterina. Due figure umane, instancabili, meticolose, indefesse e sempre con una buona parola ed un sorriso (quando non una carezza) per chi aveva - nonostante tutto - di che lamentarsi.
Figure che, a differenza del restante organico che ha lavorato su turni e smonti - ha presidiato ininterrottamente e giornalmente dall’inizio dei giochi fino all’ultimo giorno di chiusura del villaggio, ogni singolo giorno - seppur il loro lavoro di reclutamento e contatti sia iniziato ben prima, a Dicembre.
Mai una parola fuori luogo da parte di due figure estremamente carismatiche e professionali, che mi piacerebbe considerare come esempio di gestione delle risorse umane.
In quanto Medico d’Emergenza-Urgenza - a me è stata assegnata la turnazione nella Sala delle Emergenze - fortunatamente risultata inusata per tutto il periodo - ma al cui interno a mia disposizione strumenti e presidi che probabilmente non avrei a disposizione in molti altri Pronto Soccorso. A mia disposizione diagnostica RX di primo livello, un lavoratorio analisi con risultati in 20 minuti, strumenti e presidi per gestire anche il più complesso degli scenari - con i due infermieri per turno contestualmente assegnati all’area.
Ventilatori e monitor di ultima generazione quasi sfiguravano in una tale abbondanza.
Senza contare la disponibilità farmaceutica e l’approvvigionamento di presidi gestita con rapporto diretto dal farmacista ospedaliero di turno in loco, il vero deus ex machina invisibile di cui raramente si sente parlare ma che, anche alla richiesta di farmaci o presidi più disparati ma che in specifiche evenienze sarebbero potuti essere utili - hanno sempre soddisfatto ogni richiesta con professionalità e zelo.
Il “nostro” Policlinico è stata una vera e propria vetrina di italianità, in cui ancora una volta si è dimostrato che gli italiani non solo “fanno”, ma “fanno benissimo”. I primi giorni di Olimpiadi si sono susseguite le delegazioni delle varie nazionali in visita ed in cui si poteva leggere nei loro occhi lo stupore per quello che era stato messo in opera - che dall’esterno poteva apparire un’esagerazione ma che in verità rispondeva a quelle che erano le indicazioni fornite dal Comitato Olimpico Internazionale. Emblematico il collega medico bielorusso che ha chiesto specificatamente di poter visionare la shock room e, rimasta impressionata, ci ha chiesto di poter girare un intervista al suo interno. Ulteriore motivo di orgoglio e del fatto che italians do it better.
Senza menzionare la Risonanza Magnetica al suo interno.
Persone oltre le cose
Ma il Policlinico è fatto da professionisti, da persone.

L’intensità di lavoro è stata clemente e ci ha permesso, seppur in rotazioni di 5 giorni lavorativi, di conoscerci come professionisti ma soprasttutto come persone; fare team building è stata la vera ciliegina sulla torta - tuttavia non senza qualche fraintendimento o screzio, brillantemente superato in favore del lavoro di alta qualità comune. Il poter indossare la divisa di quello che è considerato il miglior ospedale lombardo ed il solo aver scritto sull’accredito (necessario ma non sufficiente a poter accedere all’interno del villaggio) Ospedale Niguarda è stato abbastanza per farmi sentire grato per la fortuna e l’opportunità (sicuramente non comune) che mi è stata offerta. Il poter in qualche modo far parte di quella immensa organizzazione precisa, puntuale, dettagliata - anche solo come manovalanza qualificata nell’urgenza - è stato per me motivo di orgoglio professionale.

Fortuna che è stata doppia, poichè si è ripetuta durante i giochi Paraolimpici.

E non ho menzionato le spille; alcune con una storia, come quella del Kazakhstan.

Oggi, ad esperienza conclusa, è difficile raccogliere le emozioni provate. Anche il semplice viaggio da Pavia fino a Milano - Santa Giulia (in cui hanno costruito lo stupendo palazzo per l’hockey su ghiaccio) e da qui la Metro fino a Lodi TIBB, e quindi la camminata verso l’ingresso del villaggio, di fronte alla Fondazione Prada.

Il poter turnare anche in CMR (Centro Mobile Rianimatorio, con postazione all’interno del Policlinico) mi ha regalato la fortuna (meno per il paziente) di poter trasportare d’urgenza un lavoratore del villaggio verso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Niguarda e di percorrere con sirena in 20 minuti, in mezzo al traffico dell’ora di punta, un tratto di strada per cui normalmente ne servirebbero 60 - in Milano - è stata un’altra emozione che mi porterò dietro.
Non ho fatto nomi ad eccezione dei miei coordinatori, perchè davvero difficile passar in rassegna ogni nome. Con molti ci si segue su Instagram, con altri in gruppi Whatsapp. Col tempo com’è normale finiremo tutti nel dimenticatorio.
Rimarrà il ricordo di una grandissima esperienza, forse unica, professionale ed umana.
Grazie a tutti.